domenica 19 novembre 2017

Chiamami ancora amore di R. Vecchioni - Margherita Soligo, V H 2015-16



Chiamami ancora amore è una canzone di Roberto Vecchioni pubblicata nel 2011. Essa ha permesso all’insegnante, poeta e cantautore, di vincere la sessantunesima edizione del Festival di Sanremo dopo essere stata la favorita del Corriere della Sera e della critica per tutta la durata della competizione. Il brano è strettamente legato a fatti degli ultimi anni e si presenta come un canto all’impegno e alla giustizia.
La prima strofa “E per la barca che è volata in cielo / che i bimbi ancora stavano a giocare / che gli avrei regalato il mare intero / pur di vedermeli arrivare”, per esempio, può avere una doppia interpretazione: da un lato i bambini che giocano possono alludere a una scena di vita quotidiana e possono essere visti come il simbolo della purezza in contrapposizione alla corruzione citata nella strofa successiva, mentre dall’altro la barca volata in cielo fa pensare ai migranti che sbarcano in Italia ogni giorno e a tutti gli innocenti che non sopravvivono al lungo viaggio.

Proseguendo, Vecchioni passa a citare alcune tra le categorie più sottovalutate degli ultimi anni. Il “poeta che non può cantare” è probabilmente lui stesso, spesso criticato con l’accusa di riprendere frasi di Pablo Neruda, ma può anche riferirsi a tutti coloro che nel mondo dello spettacolo come nella vita di tutti i giorni avrebbero qualcosa da raccontare ma non riescono a farsi ascoltare. “L’operaio che non ha più il suo lavoro” sono tutti i padri di famiglia in cassa integrazione a causa della crisi, anche se l’autore ha ammesso in un’intervista di aver pensato soprattutto al fallimento della nota casa automobilistica Fiat avvenuto nel 2010, mentre “tutti i ragazzi e le ragazze / che difendono un libro, un libro vero / così belli a gridare nelle piazze / perché stanno uccidendo il pensiero” alludono senza dubbio alle numerose manifestazioni che avvengono ogni anno per il diritto allo studio e a coloro che non si vergognano di amare la cultura in una società di giovani che spesso snobba i classici in favore di racconti dalla scarsa valenza formativa. “Per il bastardo che sta sempre al sole / per il vigliacco che nasconde il cuore / per la nostra memoria gettata al vento / da questi signori del dolore”, infine, è riferito ai cinici e ai disonesti, politici e non, che da sempre basano la loro ascesa al potere sulla truffa a discapito di altri.
Ma sebbene il brano possa sembrare una forte critica nei confronti delle piaghe sociali che stanno colpendo l’Italia, Chiamami ancora amore è soprattutto un inno alla speranza, alla pietà e alla vita. Il ritornello “chiamami ancora amore / chiamami sempre amore / che questa maledetta notte / dovrà pur finire / perché la riempiremo noi da qui / di musica e di parole” e poi ancora “chiamami ancora amore / chiamami sempre amore / continua a scrivere la vita / tra il silenzio e il tuono / difendi questa umanità che è così vera in ogni uomo” appare quindi come una preghiera a non perdere la fiducia in se stessi e gli altri con l’auspicio che con costanza qualcosa possa veramente cambiare. Vecchioni, infatti, afferma che le idee “sono come farfalle / che non puoi togliergli le ali”, che “sono come le stelle / che non le spengono i temporali” e che “sono voci di madre / che credevano di avere perso / e sono come il sorriso di Dio / in questo sputo di universo”, sostenendo aver tratto ispirazione da De André.
Tale idea di supplica è enfatizzata dalla musica in sottofondo: nelle prime tre strofe, infatti, l’armonia è solamente accennata per dare rilievo alle parole del testo, quasi recitate, mentre durante il ritornello essa diventa più corposa in modo da declamare il messaggio e permettere un maggiore trasporto emotivo. Nella versione con la Premiata Forneria Marconi, questa differenza è meno evidente, ma gli interventi musicali di rilievo sono mantenuti sempre e solo durante il ritornello.
Il testo assume ulteriore valore poiché, come lo stesso autore ha affermato in un’intervista poco dopo il festival, è dedicato al figlio adolescente affetto da sclerosi multipla. La canzone quindi ha proprio lo scopo di chiedere a lui e ai giovani di non rinunciare ai propri desideri anche quando sembra che nulla vada come si vorrebbe. Ciò che subito mi ha colpito di Chiamami ancora amore è come la canzone riesca a unire errori grammaticali, come alcuni “che” al posto di altri pronomi relativi voluti dal poeta per riprodurre un linguaggio più simile a quello parlato, con un testo così pieno di significato. Il risultato, pienamente riuscito, è quello di aver permesso a un grande numero di persone di apprezzare la canzone, promuovendo così la musica colta anche in contesti in cui il pop/rock scadente è solitamente sovrano. Penso dunque che essa sia una canzone che vale la pena ascoltare con attenzione almeno una volta e che il suo messaggio meriti di essere portato avanti.


“Spaccò la mia vita in due metà: il Prima e il Dopo” - Rym Harda, I H 2016-17



La casa per ragazzi speciali di miss Peregrine di Ransom Riggs

Così si apre il romanzo fantasy di Ransom Riggs, scrittore, autore di cortometraggi e collezionista di fotografie. Proprio loro fanno da sfondo alla storia di Jacob, ragazzo timido, introverso ma dallo spirito molto avventuriero. Da bambino ascoltava le storie di suo nonno Abraham, riguardanti un orfanotrofio nel quale venivano accolti bambini dalle doti speciali nel periodo della seconda guerra mondiale. Jacob crescendo inizia a dubitare delle storie, ma in seguito a una tragedia familiare che aveva coinvolto il nonno, Jacob segue diversi indizi lasciatigli da quest’ultimo, giungendo a un orfanotrofio abbandonato in un’isola gallese, dove, notando circostanze completamente differenti da quelle attuali, scopre di essere nel 1940, anno che suo nonno gli aveva riferito sarebbe stato l’anno del bombardamento all’orfanotrofio da parte dei nazisti. In questa dimora, Jacob scopre numerosi particolari sul passato del nonno, dai più oscuri ai più strani, infine giunge anche a conoscenza del possesso di una dote sovrannaturale che condivide con il nonno oramai morto. E’ una storia sorprendente, colma di stranezze e colpi di scena, è una lettura leggera e piacevole, priva di punti morti e con un vocabolario alla portata di tutti. Uno dei tanti punti affascinanti della storia è il contrasto tra i paesaggi poiché in questo libro le condizioni del Galles di oggi vengono rappresentate in modo molto triste, mostrando cieli costantemente nuvolosi e cittadine malandate, mentre i paesaggi degli anni ‘40 vengono raffigurati in modo allegro, con cieli costantemente soleggiati, bambini felici. Quindi, per come l’ho interpretata io, la descrizione dell’attuale Galles rispecchierebbe il dolore e la sofferenza degli abitanti dell’epoca passata in seguito al bombardamento. Grande è anche la fantasia e l’originalità dell’autore che illustra i vari passaggi in modo articolato senza mai suscitare noia nel lettore. Sebbene il romanzo sia scritto in terza persona, l’autore riesce a fare immedesimare i lettori nei personaggi.

venerdì 17 novembre 2017

La cineteca - Paolo Piana, II P 2016-17


Visitare la Cineteca è stato molto interessante e soprattutto educativo sul passato della nostra grande città: Bologna. La visita è parte di percorso formativo inerente al Progetto “Il mondo in formato ridotto”, che ha vinto il concorso Io amo i beni Culturali dell’IBC.
Siamo, quindi, stati preparati adeguatamente in Italiano e Storia, ripercorrendo la Bologna del ‘900, attraverso le immagini dell’Archivio Home Movies e della cineteca. Oltre ad un video molto interessante, ci sono stati illustrati i dettagli di questa attività istruttiva, poi ci siamo incamminati materialmente verso la Cineteca. Una volta arrivati in piazzetta Pier Paolo Pasolini, ci siamo trovati davanti ad un grande arco a volta che cela un bellissimo cortile interno, che è adornato da una testa di toro in ceramica.
La nostra professoressa ci ha raccontato che un tempo lì era ubicato il mattatoio e in ricordo di quest’ultimo era stata messa nel cortile una testa di toro. Il cortile interno è dedicato a Pier Paolo Pasolini, che è stato un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore, drammaturgo e giornalista italiano. Alla Cineteca siamo stati accolti da una esperta, che ci ha raccontato brevemente la storia dell’istituzione e poi ci ha accompagnato al piano superiore, dove si è svolta l’attività, che consisteva nell’esaminare alcune foto fornite dall’archivio per capire a che luoghi corrispondevano. È stata un’attività molto interessante, e la parte migliore è stata quando ci hanno fatto visitare l’archivio. Questo è formato da grossi armadi in acciaio che si muovono grazie ad una manovella, che così permette di evitare gli sprechi di spazio. Dal mio punto di vista, è stata una visita molto educativa e interessante, che mi ricorderò.